Suonare per strada è un atto d’amore,
di poesia, di anarchia.
Significa riappropriarsi di uno spazio pubblico,
di piazze e vie colonizzate da parcheggi,
bar, pubblicità.
È la politica dell’essere e del vivere,
non quella dell’avere e del definirsi.
È fare spettacolo senza regalare un euro al sistema.
È incontro e scambio.
È contagioso e psicomagico.
È rivoluzionario e tradizionale.
È la colonna sonora del viaggio, del passeggio,
di chi fa la spesa, porta il cane a spasso, rientra a casa,
ruba un ballo a un passante sconosciuto.